Musiva & Sectilia. An International Journal for the Study of Ancient Pavements and Wall Revetments in their Decorative and Architectural Context (Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma, volume 10/2013)

Chiara Cecalupo

A tre anni di distanza dall’ultimo volume pubblicato, esce a luglio 2017 il numero 10/2013 della rivista Musiva & Sectilia. An International Journal for the Study of Ancient Pavements and Wall Revetments in their Decorative and Architectural Context, diretta da Federico Guidobaldi (http://www.libraweb.net/articoli.php?chiave=201308201&rivista=82). Nelle sue 209 pagine si compone di tre articoli: il primo, di interesse internazionale, è una inedita analisi iconografica dell’emblema con la fuga di Enea proveniente da Cartagine: La fuite des Enéades sur un emblema de Carthage, a firma di Jamel Hajji. L’emblema, scoperto nel 1960 e oggetto solo di un breve e contestuale studio, è ad oggi l’unico rappresentante questo episodio: datato al IV sec. d.C., esso faceva parte del mosaico detto dei Cavalli nella casa cartaginese della Volière. L’autore si fa carico di una ricerca su influssi e confronti che guarda innanzitutto ad interessanti manufatti scultorei, alla pittura vascolare e alla numismatica, per recuperare una serie di rappresentazioni della fuga di Enea che possano non solo collegarsi all’iconografia dell’emblema, ma anche dare senso all’iscrizione musiva in esso presente. Nella stessa ottica di ricerca, egli si volge all’analisi degli altri emblemata del Mosaico dei Cavalli, fornendo anche fotografie a colori molto dettagliate, seguendo lo spirito editoriale della rivista. Tutto il lavoro di confronto iconografico viene sempre affiancato da riferimenti all’Eneide e alla tradizione letteraria legata all’eroe troiano. Conclude la rassegna un utilissimo richiamo agli antecedenti iconografici musivi relativi a scene di fughe e rapimenti mitici, specie in connessione con le leggende troiane e quelle sulle origini di Roma, scaturite dall’immaginario greco-romano, assai in voga tra II e V secolo.

Il secondo contributo, che occupa gran parte del volume, è l’importantissimo articolo di Claudia Angelelli, dal titolo: Severan black-and-white geometric mosaics in Rome and its environs: distinctive features and uniqueness. Il lavoro consiste nella catalogazione sistematica dei mosaici geometrici a tessere bianche e nere di età severiana (e, più estesamente, di “gusto severiano”) provenienti da Roma e dall’area romana, inclusa Ostia. L’articolo, che prende le mosse da – in verità non molti – studi compiuti a riguardo in passato, offre, finalmente, uno strumento utilissimo per confronti e inquadramenti, estremamente valido non solo per l’area laziale, colmando sistematicamente una lacuna scientifica dovuta anche alla varietà e all’intrinseca difficoltà di descrizione e catalogazione di molti dei motivi decorativi riscontrati. A tal proposito l’autrice utilizza una suddivisione dei motivi per forme geometriche di partenza (con relativi sottogruppi), ampliamente supportati da esempi e da un ricco apparato illustrativo, con foto moderne, storiche o di scavo, documenti archivistici: motivi semplici generati da cerchi (con due sottocategorie altrettanto articolate); motivi semplici generati da ellissi; motivi semplici generati da cerchi ed ellissi; motivi triassiali generati da cerchi; schemi compositi (con cinque sottocategorie). Il repertorio, forte anche di una ricchissima bibliografia, copre tutta la casistica e risulta di chiara ed agile consultazione, qualità non scontata data la complessità di molti motivi e il numero (pure se, per forza di cose, provvisorio) di 216 pavimenti analizzati. Questa carrellata analitica, che mette il lettore di fronte all’indubbia originalità del mosaico severiano, serve all’autrice anche a portare avanti una riflessione sui caratteri generali del linguaggio architettonico-decorativo coevo e sull’abilità tecnica e artistica di artigiani e artisti del mosaico di inizio III secolo nel campo della sperimentazione. Altro utile supporto allo studio di questi mosaici è la tabella di concordanze un cui l’autrice offre una visione finale e globale dei motivi catalogati, richiamandone la posizione nel Décor, una descrizione stringata, localizzazione, datazione e affidabilità del contesto di provenienza. Si conferma in questo modo l’imprescindibilità di questo articolo per tutti i futuri studi sul mosaico pavimentale severiano.

Chiude il volume il fine contributo di Fulvia Olevano, Il mosaico con scene di caccia e vita rustica di Oderzo (Treviso). Il mosaico policromo proveniente dal Foro Boario di Oderzo e conservato oggi presso il Museo Archeologico “Eno Bellis” viene analizzato da un punto di vista archivistico, attraverso un acquerello policromo e dieci fotografie storiche del ritrovamento, documenti eccezionali di fine XIX secolo conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma. L’autrice, con questo approccio decisamente interessante, fornisce una comparazione diretta tra le parti del mosaico nel loro stato attuale e le fotografie antiche, tutte di buona qualità, che permettono un commento esaustivo non solo sul mosaico originale e sulla sua composizione in situ, ma anche sulla sua vita successiva alla scoperta, in particolare restauri e ricomposizione. Attraverso tale analisi si comprendono la disposizione originaria delle scene nei registri e i dettagli di queste; di conseguenza l’autrice riporta numerosi confronti iconografici  con i mosaici con cicli di cacce e scene bucoliche, illustrando il valore documentario delle storie musive di Oderzo che, pur se non applicabile ai paesaggi schematici e alle ambientazioni vaghe, ha valore per quanto riguarda le caccia e il lavoro dei campi, in un orizzonte in generale realistico di “panorama reale del dominus”, un carattere tipicamente calato nell’orizzonte artistico tardoantico.

Per informazioni: musivaesectilia@gmail.com