Mosaici Medievali a Roma attraverso il restauro dell’ICR 1991-2004 (edd. M. Andaloro, C. D’Angelo, Roma 2017)

Chiara Cecalupo

Nel settembre 2017 è stato pubblicato da Gangemi Editore il corposo volume di 544 pagine, in formato 24 x 30 cm, Mosaici Medievali a Roma attraverso il restauro dell’ICR 1991-2004, a cura di Maria Andaloro e Carla D’Angelo. Si tratta di un testo scritto tra il resoconto e l’approfondimento, che viene a concludere la serie quasi quindicennale di restauri portati avanti dall’Istituto Centrale del Restauro (oggi Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro) tra il 1991 e il 2004 su otto grandi opere musive parietali delle chiese paleocristiane e medievali di Roma. L’opera di restauro è proprio il centro del volume, i cui capitoli si snodano attorno alle molteplici facce del cantiere, presentato come mezzo privilegiato per entrare in contatto con le opere. In tali occasioni i cicli musivi presi in esame si disvelano nei loro caratteri tecnici e conservativi con una profondità non ricavabile da altri contesti o con altre modalità di studio: questo privilegio è sempre percepibile nel corso del volume, che utilizza i dati multidisciplinari forniti dal lavoro nel cantiere contemporaneo per poter arrivare a comprendere i caratteri del cantiere dell’esecuzione originale.

La centralità dell’opera di restauro introduce anche caratteri di spiccata multidisciplinarietà che nella scansione del volume sono ben percepibili, a partire dal coinvolgimento di varie professionalità che hanno collaborato prima alla riuscita del restauro, poi alla confluenza dei risultati scientifici in sede di pubblicazione (gli autori presenti nel volume sono, in ordine alfabetico, M. Andaloro, E. Anselmi, P. Bianchetti, G. Bordi, C. Bordino, C. D’Angelo, D. Gennari, G. Leardi, V. Massa, M. R. Menna, P. Pogliani, P. Santopadre, G. Sidoti, M. Verità). Gli studi settoriali, indirizzati univocamente nel cantiere di restauro, vengono presentati di volta in volta nella prima parte del volume, negli otto capitoli che corrispondono agli otto cantieri, presi in esame tramite una schematica suddivisione in sottocapitoli: Introduzione; Le vicende e l’attività del cantiere musivo (curati sempre da M. Andaloro, E. Anselmi, C. D’Angelo); Restauri storici e restauro dell’ICR; Analisi delle malte (assegnate a P. Bianchetti, P. Santopadre, G. Sidoti); Analisi delle paste vitree (M. Verità, P. Santopadre).

Disposti in ordine cronologico in base all’esecuzione originale del mosaico e non a quella dell’intervento contemporaneo, il primo tema trattato è quello del restauro del 1999 del mosaico in controfacciata della basilica aventina di Santa Sabina, un documento storico ed epigrafico di peso eccezionale, direttamente connesso all’edificazione della chiesa e databile tra l’anno 432 e il 440. Segue l’interessantissima relazione sul mosaico absidale con Cristo assiso su globo da San Teodoro al Palatino, datato alla seconda metà VI secolo, che subisce decise operazioni conservative nel corso della storia, tali da condizionarne l’aspetto e la metodologia di intervento del 1998. Altro celeberrimo caso di grande valenza storica è quello del mosaico dell’arco absidale di papa Pelagio a San Lorenzo fuori le mura (579-590), restaurato in una fruttuosa campagna nel 2001, al quale fa seguito il più antico dei restauri trattati nel volume, quello del 1991 al pannello di San Sebastiano oggi in una cappella laterale di San Pietro in Vincoli ma concepito, a fine VII secolo, in controfacciata: la traumatica movimentazione subita dal pezzo è necessariamente considerata come imprescindibile in sede di analisi e restauro. Il capitolo successivo tratta di un altro esempio emblematico di restauro contemporaneo (compiuto nel 1999) che deve affrontare tracce di stacchi in periodo post-antico, vale a dire quello della Theotokos, un lacerto musivo parte del ciclo cristologico dell’Oratorio di Giovanni VII (705-707) annesso alla Basilica Vaticana di Costantino, emblema di un cantiere architettonico movimentato e variegato di lunghissima durata. Si torna all’analisi di un mosaico absidale con il restauro di quello della chiesa di Santa Cecilia, affrontato nel 1992-1993, che spinge ad analizzare le nuove tematiche iconografiche e compositive della Roma del IX secolo e introduce gli ultimi due capitoli, dedicati a due importanti decorazioni musive del medioevo romano: calotta e arco absidale della basilica superiore di San Clemente (datati al 1118, restaurati nel 1994-1995), simboli della produzione musiva romana del pieno medioevo, e decoro dell’abside di Santa Maria Nova, il cui restauro, seppur svoltosi nel 2003-2004, conclude la prima parte del volume.

Ogni mosaico viene analizzato in modo globale, proprio come accade nella fase propedeutica al restauro, partendo dall’edificio, passando ad indagare gli strati preparatori e quelli di allettamento, per poi giungere ad occuparsi del tappeto di tessere, della loro composizione materiale, della loro lavorazione e della loro collocazione, senza tralasciarne la storia conservativa e dei restauri storici, la cui comprensione spesso si dimostra centralissima. Il mosaico, molto più delle altre opere d’arte, è fortemente legato alla sua matericità e resistenza, a tanti fattori chimico-fisici che interagiscono con il tempo e le condizioni esterne, rendendo ogni intervento conservativo diverso dall’altro. Ciò è ben presentato nei casi analizzati, nei quali è indicata di volta in volta la modulazione degli interventi secondo i casi particolari: introdotte le diverse necessità e peculiarità conservative, sono sistematicamente riportate le tecniche utilizzate per affrontare le varie situazioni. In questo volume è chiaro come la ricerca storico-artistica e le conclusioni scientifiche scaturiscano direttamente dalla pratica del restauro, indicando quest’ultima come una delle migliori occasioni per penetrare aspetti dalle ripercussioni assai importanti sugli studi storici.

Il forte collegamento di questi approfondimenti con la materia dei mosaici si concretizza ancora nei saggi conclusivi della seconda sezione, incentrati su tecniche esecutive e tecniche di restauro. Si tratta di riflessioni sul rapporto tra mosaico e pittura in età medievale nelle chiese di Roma, ma soprattutto di note sulle modalità di messa in opera di questi mosaici parietali, con attenzione alle malte e alla loro formulazione, alla tecnologia per la creazione delle tessere vitree e alla necessità di conoscerne la composizione per affrontarne il degrado in modo sensato. Sulla questione delle tessere vitree si torna nell’appendice tramite una ricca rassegna tecnica scaturita dalle analisi compiute su questi manufatti nei vari cantieri, che aiuta ad inquadrarli nella storia della tecnica musiva romana in età paleocristiana e poi medievale. Concludono il volume un glossario per i termini tecnici e la bibliografia utile per l’approfondimento storico artistico dei mosaici indagati.

Il pregio di questo volume, oltre all’apprezzabile taglio tecnico che permette di entrare nel cuore di un lungo cantiere di restauro architettonico musivo e di tenere traccia di cambiamenti e progressi nel settore, sta anche nel ricchissimo apparato grafico. Non si tratta unicamente di fotografie di ottima qualità e ben stampate, che vanno dalle necessarie immagini di dettaglio a quelle comparative e d’insieme, né solo delle utilissime e preziosissime illustrazioni e fonti grafiche (soprattutto di età moderna) fondamentali alla ricostruzione storica delle iconografie e della storia dei restauri delle opere, ma soprattutto del ricco numero di tabelle e grafici utilissimi a chiarire le questioni più specialistiche, come quelle riguardanti gli aspetti della chimica dei materiali e delle indagini statistiche.

Un volume quindi di sicuro interesse, con molti spunti suggestivi e multidisciplinari, da tenere ben presente proprio perché riesce ad offrire, a conti fatti, un focus molto importante sulle tecniche esecutive dei grandi cicli musivi parietali romani e sulla loro conservazione nel corso del tempo, assieme ad una panoramica preziosa su una recente stagione di tutela del mosaico paleocristiano e medievale, oltre che sulla storia più attuale del restauro delle grandi opere musive delle chiese romane.