Stemmi a mosaico e a intarsio marmoreo nelle lastre funerarie del medioevo romano. Gli stemmi Colonna nella canonica di S. Maria Maggiore (Roma)

Chiara Cecalupo


In order to offer another example of mosaic crests in tomb stones in Roman medieval churches, the article aims to present the tomb stone of Agapito Colonna in the Roman basilica of Santa Maria Maggiore, dated to the end of the year 1380. It focuses on the history of this tomb and of the description of the four mosaic crests.

Con l’intento di procedere alla stesura di un quadro generale delle lastre funerarie medievali decorate a mosaico e/o ad intarsio marmoreo nelle chiese di Roma, si presentano in questa sede le due coppie di stemmi musivi pertinenti alla lastra tombale del cardinale Agapito Colonna in Santa Maria Maggiore.

Agapito III Colonna Sciarra del ramo di Palestrina[1], alunno del Petrarca e arcidiacono di Bologna dal 1350, viene promosso vescovo di Ascoli Piceno da Urbano V nel 1363 e dal 1364 riceve incarichi diplomatici in Europa. Nel 1371 Gregorio XI lo nomina vescovo di Lisbona e il suo peso nell’episcopato romano cresce fino al conclave del 1378, in cui è eletto pontefice Urbano VI, con grandi problemi nel collegio cardinalizio, nella cui risoluzione il Colonna ricopre un ruolo di primo piano. Nominato cardinale prete di Santa Prisca nell’ottobre del medesimo 1378[2], nel 1379 viene inviato in missioni diplomatiche a Genova e in Spagna. Durante gli ultimi anni, Agapito partecipa attivamente alla vita di Santa Maria Maggiore quando duos Sacerdotes constituit[3]. Già nel Trecento erano presenti sepolture di membri della casata Colonna all’interno della medesima: a questo fa riferimento proprio il testamento di Agapito Colonna che egli, l’anno prima di morire, deposita[4] con precise disposizioni sulla sua sepoltura: «Corpus autem meum uolo tradi Ecclesiasticae Sepulturae secundum loca, et tempora mihi incerta, iudicio tamen certo. Si uero Romae, uel in Romana Prouincia me decessisse contingat in Ecclesia Beata Maria maioris de Vrbe, quae dicitur de Niue, meam eligo sepulturam in naui illa propinqua imagini Uirginis gloriosae, uel ante tabernaculum Virginis depictae manu Beati Lucae, dum tamen sit possibile, uel in Cappella, ubi est sepultus D.D.B.M.D. Petrus de Columna Card. uel ad pedes D. Iacobi patrui mei, qui est sepultus ante Altare maius»[5]. Si apprende in tal modo che due suoi parenti, il Cardinale Pietro Colonna suo cugino e suo padre Giacomo, sono già sepolti nella basilica, rispettivamente nella cappella di Niccolò VI e davanti all’altare maggiore. Il de Angeli si sofferma sulla sepoltura di Giacomo Colonna dicendo che «Iacobus Cardinalis Columna in Chori pauimento est repositus ad aram maximam velut ex Testamento Agapiti Columnae apparet […] Et Basilicae manuscripta hic habet: Iacobus Columna Cardinalis, iacet ad Altare maius in terra».

Ciò che era stato richiesto dal Cardinal Agapito in caso di morte a Roma viene infine eseguito e da de Angeli si apprende che ancora nel primo Seicento la sua sepoltura era visibile nella navata centrale, prope aram, in qua matris Dei Imago colebatur[6]. La morte lo coglie infatti a Roma, il 5 ottobre 1380[7], per questo viene sepolto nella navata centrale in Santa Maria Maggiore, di fronte alla cappella con l’immagine della Madonna di San Luca. De Angeli fornisce indicazioni sulla lastra marmorea che ricopriva questa sepoltura: «Cernitur etiam eodem loco eiusdem Agapiti marmorea tabula una cum Insignibus, ex qua vix haec fragmenta eruimus» Segue la trascrizione dell’epigrafe, di cui però egli riesce a leggere meno di quanto si possa fare oggi. Per questo pone anche la seguente indicazione archivistica: «Et ex manuscriptis sic habetur: Agapitus Columna Cardinalis Sanctae Priscae, ab Vrbano Papa Sexto creatus, iacet in tessa sub lapide marmoreo ad imaginem gloriosa Virginis, habet consumptum Epitaphium, qui obijt anno 1379, die nona Decembris»[8].

La descrizione qui riportata specifica che la marmorea tabula è cum Insignibus, vale a dire con stemmi. La lastra (fig. 1) non si trova più in situ nella navata centrale, probabilmente a seguito del grande rifacimento di tutta la basilica sotto Benedetto XIV[9], che coinvolge massicciamente anche il pavimento: essa è visibile, dove la vede già Forcella nel 1877[10], murata nel muro di sinistra del primo mezzanino della scala d’ingresso della canonica di Santa Maria Maggiore. L’iscrizione funeraria, posta nella parte più alta della lastra e incisa tra linee di ordinatio, appare abrasa sulla superficie e perduta nella parte sinistra, ma ancora tendenzialmente leggibile:

PRECLARVS TENVI REQVIESCIT AGAPITVS VRN
…EGREGIORVM DECOR ALTVS AVOR̅M
…ETATIS APEX SPECIEMQ3 VERM̅DVM
…CARDINE NATVS HONOREM
…PER ADITVS . VARIOSQ3 RECVSVS
…LVSTRAVIT ET EQVORA MILES
…ET FLVITATIS IVRA TEGENTEM
…NAS RAPVERVT FATA SVB VMBRAS[11]

Proprio al di sotto dell’iscrizione, sul lato destro e sinistro della lastra, lievemente decentrati, si trovano due stemmi mosaicati (fig. 2), che vengono riprodotti, a specchio, in altri due stemmi (analoghi ma quasi totalmente lacunosi) negli angoli inferiori della lastra. Ogni stemma (fig. 3) è concepito di due parti: lo scudo è composto da un fondo di tessere di porfido rosso con inserti di tessere fittili, tutte di forma e misura molto irregolare e nelle quali spesso si perde anche la forma quadrangolare (tutte di misura media tra 0,5 e 1 cm per lato), poste ordinatamente solo sul contorno esterno dello stemma, mentre all’interno non seguono alcun ordito specifico, essendo sistemate in un modo che appare assolutamente casuale, lasciando molti vuoti e contestualmente interstizi molto grandi e malta d’allettamento visibile. Al centro del piccolo campo di tessellato spicca, in marmo, la tipica colonna dello stemma dell’omonima famiglia, qui eseguita in modo abbastanza poco dettagliato e disomogeneo, in cui la corona nobiliare che solitamente la sovrasta è soltanto accennata e tutt’uno con il capitello. Ogni stemma è sormontato da un piccolo cappello cardinalizio a mosaico, fortemente stilizzato, le cui tessere sono disposte nel medesimo stile. Dai due stemmi mancanti (fig. 3), di cui sussistono solo poche tessere ai piedi della colonna centrale, è possibile comprendere la tecnica esecutiva: le tessere che compongono il fondo sono allettate in un mastice che riempie degli incassi appositamente scavati nella lastra, nei quali viene risparmiata, a rilievo, la colonna posta al centro dell’arme.

L’esecuzione non curata permette di ascrivere la realizzazione degli stemmi a generici lapicidi, forse proprio i medesimi che hanno lavorato alla lastra e all’iscrizione nell’ambito del cantiere della basilica. Allo stesso modo, non è chiaramente possibile offrire una datazione precisa per la perdita del tessellato dei due stemmi della parte inferiore, fenomeno che va forse attribuito ad un periodo precedente allo stacco, perchè un qualsiasi danneggiamento solo parziale avrebbe potuto essere facilmente risistemato al momento della ricollocazione a muro nel mezzanino della canonica, come è stato probabilmente fatto con gli stemmi superiori, dati gli inserti non marmorei nel tessellato. Bisogna quindi rifarsi all’intrinseca fragilità dei rivestimenti musivi nelle lastre tombali che pavimentavano le chiese romane: in questo caso, la perdita potrebbe essere ascritta al periodo che va tra il 1380 e almeno il rifacimento settecentesco della basilica. In questo senso, la lastra tombale di Agapito Colonna è, assieme a pochissimi altri casi simili[12], un raro esempio preservato fino ad oggi della pratica di inserire stemmi a mosaico nelle lastre tombali, la cui conservazione è dovuta proprio ad uno spostamento a muro in età moderna. In altri casi, infatti, stemmi in mosaico meglio conservati si possono ritrovare nei basamenti e nei letti funebri delle grandi strutture tombali delle pareti delle chiese del bassomedioevo romano, che saranno anch’essi oggetto di prossimi contributi.

 


Note

[1] Le indicazioni biografiche si devono a Dyikmans 1982.
[2] Come testimoniato da Ciacconio e riportato in de Angeli 1621, p. 162.
[3] de Angeli 1621, p. 55. Il Colonna impone l’onere di sostenere le cappellanie fondate a S. Maria Maggiore in sede testamentale, cfr. infra.
[4] de Angeli 1621, p. 55, che afferma «Testamentum habetur in Archiuio huius Basilicae [di Santa Maria Maggiore]». Questo documento viene depositato dal Colonna presso i domenicani di Arezzo durante un viaggio diplomatico verso la Spagna. L’originale si trova oggi nella Biblioteca Apostolica Vaticana, S. Maria Maggiore, cart. 70, n. 1144, con indicazioni delle disposizioni post mortem e del suo ricco patrimonio.
[5] Il testamento viene parzialmente presentato e più volte utilizzato in de Angeli 1621 (in particolare p. 162).
[6] de Angeli 1621, p. 162.
[7] Ibidem. Poco oltre, nella medesima pagina, de Angeli segnala un documento archivistico che riporta la data del 13 dicembre 1378.
[8] de Angeli 1621, p. 162, cfr. nota precedente.
[9] Sull’intervento dell’architetto Ferdinando Fuga sul pavimento di Santa Maria Maggiore sotto Benedetto XIV, si veda Saxer 2001, pp.183-185 e D’Achille 2011, pp. 363-364.
[10] Forcella 1877.
[11] Riportata con lievi difformità nel margine destro in Forcella 1877, p. 18, che segnala Galletti come sua fonte.
[12] In particolare si veda Cecalupo 2018.

Abbreviazioni bibliografiche

  • Cecalupo 2018 = C. Cecalupo, Stemmi a mosaico e a intarsio marmoreo nelle lastre funerarie del medioevo romano. Lo stemma della famiglia Porcari in S. Giovanni della Pigna (Roma), in BollAISCOM, 2, 2008, pp. 1-7 (http://www.aiscom.it/bollettino/wp-content/uploads/sites/2/2018/11/CecalupoStemmi_CONTRIBUTI_2_2018.pdf).
  • D’Achille 2011 = A. M. D’Achille, Cavalieri a terra, in Medioevo: i committenti, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Parma, 21-26 settembre 2010, ed. C. A. Quintavalle, Milano 2011, pp. 359-375.
  • de Angeli 1621 = P. de Angeli, Basilicae S. Mariae Maioris de Vrbe a Liberio papa 1. vsque ad Paulum 5. Pont. Max. descriptio et delineatio, Roma 1621.
  • Forcella 1877 = V. Forcella, Iscrizioni delle chiese e d’altri edifici di Roma dal secolo XI ai giorni d’oggi, XI, Roma 1877.
  • Saxer 2001 = V. Saxer, Sainte-Marie-Majeure: une basilique de Rome dans l’histoire de la ville et de son église (Vème-XIIIème siècle), Roma 2001.